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Le proposte di Confindustria per migliorare il piano Transizione 4.0

Le proposte di Confindustria per migliorare il piano Transizione 4.0

In occasione dell’audizione parlamentare sul disegno di legge di Bilancio presso le Commissioni Bilancio del Senato e della Camera dei Deputati, Confindustria ha presentato i suoi rilievi e le proposte di correzione alla manovra

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Lo scorso 22 novembre Confindustria ha depositato un documento in audizione fortemente critico verso la nuova Manovra di Bilancio: pur riconoscendone gli interventi positivi, a detta di Confindustria la Manovra non fa segnare un passo avanti significativo verso la modernizzazione del Paese.
Diverse sono state le critiche, anche sul piano Transizione 4.0.
In particolare, in elenco i punti ed i correttivi sollevati sul Piano Transizione 4.0
  • In merito al tema per il credito d’imposta per l’acquisto di beni (immateriali e materiali) si richiede l’estensione dei termini per la consegna dei beni ordinati nel 2021 e nel 2022, spostandoli rispettivamente al 31 dicembre 2022 e 2023. Si tratta di una modifica necessaria per tenere conto degli inevitabili ritardi dovuti alla carenza di materie prime e componenti
  • Sul tema riduzione delle aliquote del credito d’imposta per gli investimenti 4.0 a partire dal 2023, che rende la misura meno attrattiva per le imprese e poco efficace nell’orientare le scelte di investimento verso modelli 4.0, Confindustria propone di fissare un’aliquota del 30% almeno per gli investimenti fino a 2,5 milioni
  • Per i beni immateriali non 4.0, si propone una proroga degli incentivi per consentire alle imprese di completare l’integrazione di software gestionali e una integrazione della normativa per acquisizioni tramite soluzioni di cloud computing (analogamente a quanto avviene per i beni immateriali dell’allegato B)
  • Per quanto riguarda il credito d’imposta R&S&I, Confindustria ritiene necessario aumentare l’aliquota prevista dal 2023 al 2031, portandola al 20%, anche per i ridurre il gap con i competitor europei (a partire dalla Francia, dove il credito d’imposta per R&S&I è pari al 30% degli investimenti fino a 100 milioni di euro e al 5% oltre questa soglia);
  • Sempre sul tema investimenti in R&S&I Confindustria richiede di  introdurre fino al 2031 un credito d’imposta anche per le imprese residenti/stabili organizzazioni in Italia di soggetti non residenti che svolgono l’ attività su commessa estera e di assicurare una migliore definizione del quadro sanzionatorio (ricondurre l’errata individuazione del presupposto costitutivo delle agevolazioni fiscali nell’alveo dei crediti non spettanti e non, come attualmente accade, dei crediti inesistenti).

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