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Ricerca e sviluppo: come gestire gli interpelli su questioni tecniche di altre Amministrazioni

Ricerca e sviluppo: come gestire gli interpelli su questioni tecniche di altre Amministrazioni

Credito d'Imposta Ricerca e Sviluppo: ambiti di applicazione dell'interpello

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Con riferimento al credito d’imposta ricerca e sviluppo, le richieste di un parere tecnico sono escluse dall’area di applicazione dell’interpello, in quanto l’istruttoria richiederebbe specifiche competenze tecniche non di carattere fiscale che rientrano nell’ambito operativo di altre amministrazioni (il cui parere tecnico costituisce il presupposto ineludibile per l’applicabilità di una determinata disciplina fiscale). Pertanto, in questo caso, gli Uffici comunicheranno ai contribuenti istanti che i quesiti posti non rientrano nell’ambito di applicazione dell’interpello. Si tratta di uno dei chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 31/E del 23 dicembre 2020, con cui ha rimodulato le modalità di gestione di tali istanze di interpello.

Invece, le istanze di interpello che abbiano ad oggetto sia l’ammissibilità delle attività al beneficio, sia questioni di carattere fiscale sono oggetto di diversa valutazione a seconda che il contribuente:

  • alleghi il propedeutico parere del competente organo in ordine all’inquadramento tecnico dell’attività espletata: in questo caso l’istanza deve essere considerata ammissibile e istruita secondo le ordinarie modalità operative;
  • non alleghi alcun parere del competente organo in ordine all’inquadramento tecnico dell’attività espletata: la risposta non potrà che avere ad oggetto soltanto l’esame del quesito di carattere fiscale

Le considerazioni sopra esposte valgono anche in relazione all’istruttoria:

oltre alle istanze aventi ad oggetto il credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo i chiarimenti riguardano anche:

  • il credito di imposta ricerca, sviluppo, innovazione e design;
  • il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali materiali tecnologicamente avanzati e in beni strumentali immateriali funzionali ai processi di trasformazione 4.0;
  • il credito d’imposta formazione 4.0;
  • il credito di imposta per gli investimenti nel mezzogiorno;
  • gli incentivi agli investimenti in start up innovative;
  • il credito d’imposta per le attività di consulenza relative al processo di quotazione delle PMI.

Qualora, a seguito dei controlli, sia accertato che le attività/spese sostenute non siano ammissibili al credito d’imposta ricerca e sviluppo, si configura un’ipotesi di utilizzo di un credito “inesistente” per carenza totale o parziale del presupposto costitutivo e il relativo atto di recupero dovrà essere notificato entro il 31 dicembre dell’ottavo anno successivo a quello del relativo utilizzo in compensazione, non rilevando ai fini della violazione sopra richiamata la mera esposizione del credito in dichiarazione annuale.

Si ricorda, sul punto, che la sanzione va dal cento al duecento per cento della misura dei crediti stessi.

Queste indicazioni saranno applicabili alle istanze presentate a partire dal 23 dicembre 2020

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