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Ricerca e Sviluppo e Innovazione, criteri per un’adeguata certificazione dei benefici previsti dalla Legge di Bilancio del 2021

Ricerca e Sviluppo e Innovazione, criteri per un’adeguata certificazione dei benefici previsti dalla Legge di Bilancio del 2021

L’inquadramento dei contenuti dei progetti di Ricerca e Sviluppo e d’Innovazione rispetto ai criteri previsti dal Manuale di Frascati del 2015 e dal Manuale di Oslo 2005 assicurano fin dalle fasi preliminari di organizzazione del progetto, la corretta gestione delle attività, delle spese ammissibili e certificabili al credito d’imposta.

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Dagli accertamenti effettuati dagli enti preposti alla vigilanza fiscale emergerebbero, infatti, molteplici casi di uso improprio, da parte delle imprese, del credito d’imposta per le attività di ricerca e sviluppo. Agevolazioni che in molti casi sono state utilizzate per introdurre innovazioni di prodotto o processo che rappresentano una novità per l’impresa, ma che tuttavia sono già presenti sul mercato, perché fornite da altre aziende come sistemi già adottati in altri contesti.

Queste innovazioni pertanto non risultano agevolabili in quanto prive del requisito della novità, secondo la normativa che regola il Piano Transizione 4.0 e che fa riferimento ai criteri stringenti del Manuale di Frascati. Il documento redatto per la prima volta nel 1963 (e da allora aggiornato con diverse edizioni, fino all’ultima del 2015) dagli esperti dell’Ocse e del Nesti (Esperti nazionali sugli indicatori scientifici e tecnologici) contiene importanti definizioni in merito alle attività di ricerca e sviluppo, nel rispetto dei 5 criteri di novità, incertezza, sistematicità, creatività e trasferibilità. Allo stesso tempo, valutare simultaneamente la rispondenza ai criteri di classificazione delle attività innovative così come riportato dal Manuale di Oslo, consente una valutazione omnicomprensiva fin dalle prime battute di ideazione del progetto di ricerca e sviluppo o d’innovazione.

Secondo alcuni esperti del Ministero dello Sviluppo Economico, le difficoltà sarebbero da attribuire alle incertezze interpretative. Una situazione che si è già verificata in passato e a cui si è cercato di porre rimedio estendendo, con il passaggio al Piano Transizione 4.0 nel 2020, il credito d’imposta in ricerca e sviluppo anche alle attività di innovazione.

Tuttavia, il rischio per le imprese persiste. Davanti a questa prospettiva, cosa possono fare le imprese in caso di dubbio? “Meglio rinunciare a qualche punto percentuale di agevolazione, ma essere sicuri che l’agevolazione spettante è effettivamente certa”, suggerisce Marco Calabrò dirigente presso la Divisione IV – Politiche per l’innovazione e per la riqualificazione dei territori in crisi e la Direzione generale per la politica industriale, l’innovazione e le piccole e medie imprese del Ministero dello Sviluppo Economico.

A corollario di tutto ciò si ricorda che ad aprile dovrebbe arrivare il documento del Governo con i correttivi al Piano Transizione 4.0, da tempo attesi, che dovrebbe risolvere le questioni ancora aperte, tra cui il “buco” relativo alla copertura del credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali non 4.0 finanziato con oltre 8 miliardi con il fondo a valere sulle risorse del Recovery Fund, ma sul quale è poi giunto il “no” della Commissione, oltre all’assenza del riferimento temporale per l’applicazione delle nuove aliquote.

Fare chiarezza è imperativo, anche alla luce della mole di richieste di chiarimenti che ogni giorno riceve il Ministero, circa 40-50 al giorno, come riporta Calabrò: un numero al quale nessuna amministrazione potrebbe far fronte. Il Ministero dello Sviluppo Economico confida però nel supporto in arrivo dall’Enea, grazie ai 100 milioni stanziati dalla legge di bilancio proprio per creare una struttura a supporto delle attività sul piano Transizione 4.0.

Fonte: “Ricerca e sviluppo, il rischio del credito inesistente mina l’efficacia degli incentivi” – Innovation Post

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